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26 febbraio 2008
La preda diventa cacciatore (il pedinamento)
Mi sono svegliato presto…. forse troppo…. non riuscivo a dormire.
Sono andato a pranzo dai miei genitori e nel primo pomeriggio tornando a casa, ho avuto la fortuna di trovare un parcheggio poco oltre il portone d’ingresso .
Da quando mi hanno trasferito in un ufficio periferico, non riesco più a fare quattro passi a piedi e quindi decido di avviarmi nel giardinetto pubblico situato nei pressi dello stadio.
Noto un uomo fermo, di corporatura robusta, molto stempiato ma con capelli bianchi incolti e disordinati lungo le tempie, con un viso da “patatone”, di circa 50 anni.
E’ vestito con scarpe da ginnastica, una giacca a vento blu e i pantaloni di una tuta nera. Dall’aspetto non si direbbe un italiano, pareva uno slavo.
Faccio il giro del parco mentre lui attende fuori.
Poi decido di andare verso lo stadio ma dopo aver fatto un po’ di strada inverto il mio cammino ritornando verso casa.
Così lo incrocio casualmente dietro all’angolo vicino ad un semaforo, mentre si incammina nella direzione opposta alla mia.
Ritornando verso la mia abitazione ricevo una telefonata e mi fermo all’interno dell’atrio di un oratorio, attirato da un buon profumo di frittelle.
Lo rivedo. Cammina velocemente e mi passa davanti senza vedermi.
Finisco la telefonata e riprendo il cammino verso casa, infilandomi nella lunga via in cui abito.
Essendo la strada diritta lo vedo un po’ in lontananza davanti a me, mentre si guarda in giro con affanno.
Finisce anche con il voltarsi e di scatto si blocca, dimostrando interesse per la vetrina di un negozio.
Non mi osserva, cammino nella sua direzione e lascia che passi davanti a lui.
A questo punto mi viene il dubbio che l’uomo mi stesse seguendo.
Mi chiedo perché? Non voleva aggredirmi perché avrebbe potuto farlo quando sono entrato nel parco pubblico che era deserto ma forse non sa dove abito, e così scelgo di non entrare nel portone della palazzina in cui risiedo ma di proseguire il mio cammino fino quasi alla fine della strada, fermandomi poi per simulare un prelievo bancomat.
L’uomo cambia lato della strada e lo osservo mentre volta l’angolo.
Sarà casuale mi dico, ma non ho fretta e continuo ad osservare l’angolo dal quale è scomparso accendendomi una sigaretta.
Dopo oltre un minuto affiora solo il suo testone e mi convinco che quella persona mi stava effettivamente pedinando.
Attendo…. Sono circa a 150 metri dall’angolo è lungo la strada transitano alcune persone.
Attendo per qualche altro minuto e poi, stupito, mi avvio verso casa.
Prima di arrivare all’ingresso dello stabile mi volto ancora una volta….. e lui è lì….
A 100 metri da me…. Che tenta di non farsi riconoscere trovando rifugio nell’ingresso di uno stabile. Così decido di proseguire diritto…. Non voglio fargli capire dove abito.
Camminiamo ancora seguendo il rettilineo che questa volta percorriamo in senso inverso.
Nonostante io cammini velocemente, lui non perde il passo.
Intanto rifletto e mi dico…. cosa????
Io dovrei fuggire davanti ad uno che mi sta pedinando?
Repentinamente, avendo decido di scambiare due paroline con quella persona, inverto il senso di marcia e cerco di raggiungerlo passando dal ritmo di una camminata veloce a quello di un podista.
Sono assolutamente deciso ad affrontarlo e voglio conoscerne le generalità.
Lui, rimane stupito dalla mia inversione di marcia, ha meno di cento metri di vantaggio ed affretta il passo. Vista la sua camminata spedita mi metto a correre leggermente e lui si comporta di conseguenza. .
La preda diventa cacciatore.
Andiamo a ritmi molto sostenuti e decido di fare finta di stancarmi, mi faccio vedere immobile in mezzo alla strada in quanto ha lasciato la via in cui abito percorrendo una stradina in direzione della Questura. Le numerose auto parcheggiate mi offrono un riparo che permette di osservare senza essere visti.
Così noto che l’uomo si ferma, aspetta un po’, ha deciso di lasciar perdere mentre io continuo a seguirlo senza essere visto.
Accellero in prossimità di un incrocio, temo di perderlo e spero non torni a dare un ultimo sguardo.
Corro e arrivando in prossimità dell’incrocio lo vedo che aziona il telecomando per l’apertura di un cancello ma sono in campo scoperto e lui si volta ancora in prossimità dello scivolo che porta nel garage sotterraneo di un grande complesso.
Mi vede e si infila verso l’oscurità.
Nelle vicinanze del cancello, sulla panca di un ristorante marocchino mi siedo e chiedo un aiuto ad un ragazzo perché voglio identificare quell’uomo.
E’sveglio e capisce al volo la situazione. Mi dice di stare tranquillo.
Appena si affaccia io andrò a parlare con chi mi seguiva ed il testimone osserverà la scena pronto ad intervenire per rendermi testimonianza.
Penso che il topo sia in gabbia.
Accenna per tre volte l’uscita dall’inferriata ma deve esporsi e quando, dopo aver risalito lo scivolo mi vede, si rifugia nel garage.
Anche il ragazzo che è con me trova anomalo il suo comportamento.
Evidentemente mi crede furioso ed ha notato che c’è un’altra persona non distante da me…
Decido allora di chiamare il 113, spiego la situazione e visto che credo l’uomo sia in trappola, chiedo intervenga una volante.
Arrivano velocemente (meno di 10 min) e li trovo assolutamente efficienti. Mentre un poliziotto entra nei garage l’altro prova a fare il giro dello stabile per controllare un’eventuale altra via d’uscita.
Dopo qualche minuto l’agente ritorna dall’ispezione ma sostiene che il parcheggio è grande, si suddivide in grandi androni ed uno di questi ha un’uscita dalla parte opposta dell'edificio.
Il testimone conferma sembianze, abbigliamento e l’atteggiamento sospetto di quell’individuo che risale lo scivolo fino all’ingresso ma non esce dallo stabile.
Io, racconto completamente l’accaduto, spiegando che non sono andato a lavorare e “sono a casa in malattia”.
Poi mi chiedono, se io possa ritenere che esista un motivo per cui possa essere pedinato.
Così, racconto del blog che state leggendo, accennando alla controversia giudiziaria.
Good night & good luck!
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