“E questo è lo spazio in cui puoi discutere, scrivere o semplicemente leggere cosa si dice di un racconto del genere” Se vuoi puoi registrarti e scegliere un “nome utente”.
Quì descriverò i miei pensieri e le mie sensazioni, ciò che ho vissuto in ufficio e a casa.
Proporrò anche qualche appunto relativo a giornate trascorse qualche mese addietro.
Mi limiterò a consegnare periodicamente a Giò e Sve qualche nota da pubblicare nel blog.
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30 maggio 2007
Mobbing esasperato
Relativamente alla mia ex collega ho provato a pensare che….
forse le stavo maledettamente antipatico e che semplicemente non mi sopportava
o forse temeva che emergesse la mia leadership viste le conoscenze che avevo in materia.
Sicuramente ricorda quando ero all’Organizzazione e i suoi responsabili venivano a chiedermi come poter risolvere qualcosa di non prettamente ordinario relativamente al funzionamento dei diversi software destinati agli uffici di quel servizio (e non solo).
Senza contare che conoscevo perfettamente la normativa e avevo redatto diverse analisi relativamente ai programmi che utilizzavamo da semplici operatori.
Ma nei pochi mesi nei quali è stata spostata in un altro ufficio, sempre all’interno dello stesso servizio, non ha rinunciato a manifestare la sua ostilità nei miei confronti.
Un giorno mi sono trovato nella necessità di dover contattare una banca, per chiedere che mi venissero inviati via fax una serie di dettagli da inserire a terminale in quanto non era pervenuto un flusso telematico.
Il disguido sarebbe stato prontamente risolto ma nella lista che elenca gli istituti di credito ed il nominativo dell’eventuale referente, manca proprio la banca che sto cercando.
Lei, vedendomi alle prese con quella di serie di fogli…. si avvicina alla mia scrivania ed inizia lo spettacolo.
Sostiene ad alta voce che quell’elenco lo aveva implementato lei nei mesi precedenti e che se mi fossi permesso di utilizzarlo sarebbe andata a parlarne con qualcuno….
E, rincarando la dose, afferma di essere anche disposta ad andare dal Direttore generale….
minacciando addirittura di DENUNCIARMI.
La vicenda ha un breve seguito che coinvolge altri colleghi.
Mi astengo dal raccontarvela visto che, come ormai avrete capito, ho scelto di non pubblicare avvenimenti che, nel momento in cui scrivo, possano interessare persone che lavorano nel mio stesso servizio.
Questo episodio mi induce ad alcune riflessioni.
Se alla ex collega fossi stato semplicemente antipatico, difficilmente si sarebbe comportata in questo modo perché non occupandosi più del lavoro d’ufficio avrebbe ignorato la mia difficoltà nel trovare quel numero di telefono.
Ma ciò che ritengo clamoroso è la sua minaccia di denuncia.
Dalle sue parole traspare che è a conoscenza del fatto che sono in causa con l’azienda perché altrimenti non avrebbe utilizzato una simile dialettica.
E credo ne parli perché avrà notato che senza di lei sono più sereno e di conseguenza presumo decida di sfruttare l’occasione per dispensare un po’ di ansia.
Che si permetta di comportarsi in questo modo credendo che il suo comportamento venga gradito?
Non so, ma qualche mese dopo non rinuncerà a pubblicizzare che, anche per il lavoro svolto nell’anno 2006, le è stato riconosciuto un premio.
Ma “non può piovere per sempre”....
19 maggio 2007
La cena di commiato
E tanto più l'individuo verrà isolato e maggiori saranno gli effetti del disagio che prova.
La collega faceva chiaramente capire ai presenti che mi detestava.
Metteva in evidenza il fastidio che le arrecavo, creava casi, contestava qualsiasi discorso, faceva intervenire il responsabile anche per cose banali e sottolineava qualsiasi particolare.
E' inutile che vi racconti di scenate o scenette, ne ho provate a bizzeffe e tenevo un diario giornaliero.
Ma alcune mi hanno ferito particolarmente.
Una collega che da anni lavora in quel servizio raggiunge il traguardo della pensione.
Così organizza una cena di commiato invitando tutti i colleghi ma viene a dirmi che la mia presenza non è gradita in quanto, la stessa collega ha precisato che non sarebbe venuta se io fossi stato invitato.
Scusandosi sostiene che ha provato a mitigare la situazione ma la collega è irremovibile ed è l'ultima occasione per vedere tutte le compagne di lavoro e a suo malincuore doveva fare una scelta.
E così vengo escluso ed è veramente triste....
Tutto subito me la prendo con la festeggiata ma adesso riesco a perdonarla.
E' solo una debole e non l'artefice dell'episodio.
Mentre mi chiedeva di non partecipare alla cena si scusava e l'avvenimento fu reso di pubblico dominio.
In questo caso si tenta di convincere le persone che convivono nello stesso ambiente lavorativo a condividere la scelta di isolarti, ed evidentemente a fare pressioni affinché questo accada.
Ma non e' mica finita
13 maggio 2007
Promessa "da marinaio"
Ho provare a parlarle in ufficio, le ho telefonato per 2 volte per chiederle se l’avevo urtata con qualche atteggiamento di cui non mi ero accorto e le ho spiegato che il suo comportamento ostile mi rendeva ansioso.
Insomma cercavo un chiarimento.
Un’unica risposta ho ottenuto.
“non rivolgermi la parola se non assolutamente necessario” senza alcuna spiegazione.
Lo avrei anche accettato, ma almeno se quando si rivolgeva a me non fosse stata così aggressiva e scortese.
E in ufficio deve esserci un minimo di collaborazione tra due persone che devono svolgere lo stesso compito.
E’ impossibile non aver avuto alcun rapporto, specie se sei stato assente per mesi….
Intanto colleghi e colleghe continuavano a non comprendere una simile situazione.
Io, memore del comportamento della sua amica passata in banca, mi sono convinto che l’unica spiegazione fosse che aveva ricevuto qualche indicazione sull’atteggiamento da assumere nei miei riguardi. E vi spiego perché.
Appena uscita di scena la “bancaria”, nostra ex responsabile, visto l’ottimo rendimento dimostrato nell’anno 2005 alla collega è stato riconosciuto un grosso premio, inusuale per un impiegato.
Ritengo fosse anche meritato, in fondo sono stato assente per alcuni mesi ed ha dovuto sopperire alla mia mancanza, tuttavia mi è stato riferito che la collega era arrabbiata e non aveva mascherato la sua grande delusione, sostenendo pubblicamente che “le era stato promesso ben altro” (riferendosi ad un aumento di livello).
Allora la situazione mi è apparsa più comprensibile e, visto che era notorio il buon rapporto che legava “la bancaria” e la Responsabile del personale, a lungo mi sono posto una domanda.
Chi le ha fatto questa promessa rivelatasi in seguito “da marinaio?" Ed inoltre….
Posso capire che ad un quadro direttivo o a un funzionario venga promesso un diverso inquadramento in seguito all’assunzione di nuove responsabilità o ad accordi di vario tipo ma è anomalo che venga promesso ad un impiegato che si occupa di versamenti.
Normalmente il premio o il grado vengono accordati in seguito alla valutazione del lavoro che ha svolto il collaboratore. Insomma i tasselli che compongono la vicenda fanno nascere qualche legittimo sospetto….
Un sentito.... good night & good luck
03 maggio 2007
Il vero mobbing
E due delle protagoniste si sono riciclate.
La prima, la mia diretta responsabile, alla fine del 2005 ha visto accolta la sua richiesta di trasferimento in banca mentre la seconda, la mia collega nel lavoro d’ufficio, dopo oltre un anno e mezzo di convivenza, da qualche mese ha visto accolta la sua domanda di trasferimento presso un altro servizio.
Vi riporto le poche righe pubblicate l’anno scorso quando la collega era già stata spostata ma a poche scrivanie di distanza, solo in un altro reparto, ad occuparsi di altri versamenti:
“Noto però che le 2 signore (siamo in un gruppo di scrivanie da 4), raramente mi rivolgono la parola e spesso parlottano tra di loro a voce bassa.La collega con lo stesso inquadramento inizia a snobbarmi, è vaga nel rispondere alle mie richieste di spiegazioni e non mi aggiorna mai relativamente alle pratiche che necessitano di un intervento non prettamente ordinario.”
Nel 2006, dopo l’addio con l’amica, (protagonista del post del 30.11.06) la situazione cambiò.
La collega rimasta, arrivava in ufficio sempre piuttosto arrabbiata. Perlomeno con me.
E non so se questo fosse dovuto al fatto che non faceva più colazione con la nostra ex responsabile, con la quale forse aveva la possibilità di rilassarsi prima di iniziare la giornata (arrivavano sempre insieme).
Senza dubbio si ritrovava senza un valido appoggio ed erano cambiati il responsabile del servizio ed il nostro capo diretto.
Io facevo il possibile per dimostrarmi gentile, cercavo il dialogo e quel minimo di complicità che è alla base di tutte le buone relazioni.
Sostanzialmente facevo un po’ “il ruffiano”, ma visto che le mie condizioni di salute erano precarie speravo di ottenere un minimo di rapporto e di serenità.
Ma niente da fare, più mi prodigavo e più il suo atteggiamento diventava ostile.
Dovevo diventare trasparente.
I colleghi intanto notavano le situazioni, talvolta esternate pubblicamente, ed alcuni iniziarono a chiedersi il perché del suo atteggiamento che, con il passare dei giorni, diventava sempre più scontroso.
Alcuni mi fecero notare che aveva tolto loro il saluto perché facevamo la pausa insieme ed altri scherzavano sul fatto che “non la raccontavo giusta” e che probabilmente c’era di mezzo il sesso…. “non è possibile altrimenti”
Ma io questa situazione la vivevo male, non c’era di mezzo il sesso ed ero in causa con l’azienda nella quale lavoro, sconfitto dall’art. 700 e costretto a convivere con una persona che cerca lo scontro…. una figata.
La regola era:
NON RISPONDERE ALLA PROVOCAZIONE.
DEVI REPRIMERTI. NON REAGIRE (aspettano solo quello) STAI TRANQUILLO
Ed è maledettamente dura….
Tornando all’attualità, le voci di corridoio riportano la notizia di un prossimo trasferimento di tutto il personale della sede in uno stabile situato in una zona più centrale. Vedremo.