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Quì descriverò i miei pensieri e le mie sensazioni, ciò che ho vissuto in ufficio e a casa.
Proporrò anche qualche appunto relativo a giornate trascorse qualche mese addietro.
Mi limiterò a consegnare periodicamente a Giò e Sve qualche nota da pubblicare nel blog.
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26 marzo 2006
Benvenuti !
Vi sareste chiesti, ma cosa c'è tra il tuo colloquio con il tuo capo ed il ricorso presso un Giudice del lavoro?
Bè… c'è più di un anno di casini.
GIUGNO 2004
Sostanzialmente c'è che ottengo il colloquio con il Direttore Generale, (l'ufficio è alle sue dirette dipendenze), in presenza del Responsabile del Personale.
Nella discussione porgo in evidenza le mansioni che svolgevo, soprattutto sui progetti più importanti, parlando anche delle numerose (centinaia), ore di lavoro straordinario che credo che avessero permesso il raggiungimento degli obbiettivi aziendali (oltre agli adeguamenti normativi del settore, vari progetti sugli enti clienti della società, tra cui anche l'acquisizione di un grosso cliente, un ente di portata nazionale, ed il progetto sul rifacimento del portale web aziendale).
Il Direttore, terminata la mia esposizione si rivolge a me dicendo: "ah… è lei che si occupa del sito internet…." sorridendo in modo non confortante, e continua dicendo che l'attività che svolgevo era corrispondente alle necessità dell'ufficio.
Sulle ore straordinarie asserisce che non erano autorizzate dal mio responsabile ed anche la Responsabile del Personale interviene, ribadendo che dovevano essere autorizzate.
Rivolgendomi al direttore ho insistito sulla qualità dei progetti, sottolineando anche che avevo alleviato i numerosi impegni del mio capo, diventando un buon referente dei responsabili dei settori aziendali coinvolti nei progetti interni e di responsabili di fornitori e clienti coinvolti nei progetti.
Sul lavoro straordinario ho fatto presente che ambedue sapevano bene che era necessario, visto il carattere di urgenza molto spesso richiesto dalle numerose attività, visto anche che non ero l'unico a fermarmi in ufficio (c'era anche il mio ex collega).
Continuai affermando che non mi lamentavo del mio lavoro, anzi mi piaceva ed il mio responsabile mi assegnava costantemente nuovi incarichi, contando sul mio senso di responsabilità.
Inoltre il Direttore (e la Responsabile del Personale), nella vecchia sede della società, ci vedeva costantemente oltre l'orario ordinario, in quanto la sera, per rincasare, doveva passare davanti al nostro ufficio e talvolta si fermava per un ultimo saluto al mio capo.
Il Direttore a questo punto interviene dicendo che "devo parlare solo per me e non gli altri colleghi", e che se le cose stanno così, allora bisognava chiamare il mio capo, e solleva la cornetta del telefono.
Io dico che la cosa non mi crea alcun imbarazzo e con un cenno lo invito a farlo, ma ripone la cornetta dicendo "meglio che queste cose le vediamo tra noi".
La discussione prosegue in modo cordiale con il capo del personale, che dice che le dispiace, e che dovremmo saperlo che le ore straordinarie devono essere autorizzate ed il Direttore che sostiene che per l'inquadramento non può fare nulla in quanto è il mio capo a doverle proporre.
Seguono i saluti convenevoli.
Subito dopo, ed anche nei giorni successivi, penso che era stata una bella disfatta, che di certo non avevo ottenuto nulla e che praticamente mi ero segato. E non era giusto.